Thich Nath Hanh. La concretezza della meditazione

Thich Nath Hanh: la concretezza della meditazione può essere sperimentata. Di nuovo dagli archivi di Radio 3 ascoltiamo indicazioni applicabili nei confronti di chiunque provochi la nostra rabbia, anche noi stessi, non per rimanere passivi ma per agire in modo costruttivo. Invece di reagire accecati dalle emozioni, a volte solo contingenti e soggettive, ricordiamo quanta rabbia ha dovuto sciogliere in azioni costruttive Thich Nath Hanh durante la guerra in Vietnam. Possiamo scoprirlo nel libro L’arma del vero amore di Chan Khong o ascoltando Le dimore divine dell’amore su questo sito. La meditazione delle tradizioni orientali, da chi non la conoscesse, potrebbe essere confusa con una riflessione su un oggetto, mentre chi la conosce a volte può viverla come qualcosa di molto mentale, anche se sul corpo o calata nel corpo, o come qualcosa di indicibile, inaccessibile e trascendente. Certamente la meditazione è uno stato indescrivibile ma anche un insieme di metodi, di azioni semplici che aprono spazi interiori. In questa intervista a cura di Leo Antinozzi e Corrado Pensa, Thich Nath Hanh ce ne dà una descrizione molto semplice. In particolare la ‘compassione’ non è una posa, né un dettato morale o moralistico ma lo scioglimento di una tensione: fare rifluire il sangue della vita e dell’amore bloccato da emozioni negative. I piccoli consigli di Thich Nath Hanh si rivolgono a persone che sanno tornare semplici e ingenue, nascondono e infine rivelano una grande sapienza.

 

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